Voci dai laboratori

Testimonianze di partecipanti

Quando il corpo si ammala l’anima ci parla

Due braccia, due gambe, un tronco, una testa. Troppo alte, troppo basse, troppo magre, troppo grasse, sempre “troppo” di qualcosa. Un corpo alto, magro, efficiente, occhi brillanti e un sorriso smagliante, ma soprattutto, un corpo non ammalato. Questo è il nostro modello di vita. Hai il mal di testa o il raffreddore? Non c’è problema! Prendi una bustina e potrai vedere i tuoi amici, giocare a tennis e portare i bambini a scuola. Hai un cancro? Nasconditi e non nominare quella brutta parola, potresti offendere qualcuno. Hai la diarrea? Scandaloso solo a nominarla. Eppure tutto ciò è reale e riguarda indistintamente tutti noi. Il nostro corpo, attraverso la malattia, ci parla senza, il più delle volte, essere ascoltato raggiungendo toni sempre più alti.

Ma possono un cancro, una diarrea, un dolore alla spalla, uno sfogo sul viso, un’allergia improvvisa, una fame bulimica, una “non” percezione del proprio corpo essere un’opportunità? Si lo è. E non perchè è scritto su un libro, ma perchè noi ne siamo le testimoni. Paura di andare a vedere, paura di fermarsi per ascoltare, vergogna di dire “sono malata”, tanto coraggio, tanta forza, confusione, ma soprattutto, tanta energia. Quando siamo tutte insieme si sviluppa una grande potenza percepibile nel corpo e nell’anima. E solo questa, non è già un ‘opportunità?!

Grazie ragazze!

 

Madri e Figlie: odio e amore

Non ho mai conosciuto un’energia di gruppo più forte di questa, è qualcosa che scuote le fondamenta dal profondo, ma lo fa con rispetto e accoglienza. Si arriva come sconosciute e si parte come sorelle, unite dal dolore di una stessa ferita, quella di aver avuto delle madri che non ci hanno amato, delle cattive madri. Sono certa che qualsiasi strada prenderemo, ciascuna di noi ricorderà sempre questo senso profondo di comprensione perché ci ha aiutato a cominciare il lungo cammino che serve ad uscire dalla paura di avere solo immaginato, dalla convinzione di essere noi le colpevoli e dalla vergogna di essere indegne e diverse. Per questo immenso dono vi ringrazio. grazie per tutto quello che avete voluto condividere, per la reciproca fiducia accordata, per aver voluto abbattere il muro di vergogna o i falsi sè con cui in genere ci presentiamo al mondo per celare le ferite.. grazie per aver voluto raccontarle, le ferite, così, nude e crude, senza infingimenti, senza pudori, senza maschere, regalo magnifico venuto dal cuore di ognuna di voi. grazie per essere state specchio ed esempio, e stimolo, ed insegnamento, per avermi aiutata a vedere che la mia ferita non è unica, abnorme, singolare e mostruosa, non è ne vergogna, nè colpa, ma storia comune di tanti fratelli e sorelle che faticosamente si sono messi in cammino alla ricerca della propria guarigione…..

Sono arrivata al gruppo forse con la speranza di farmi amare da mia madre, ma con il grande problema, in parte affrontato con il gruppo delle mamme dello scorso anno, di non saper amare mio figlio. Ho preso coscienza che non potrò più avere l’amore perso, ma ad oggi vi posso dire che sono riuscita a spogliarmi definitivamente del non amore ricevuto e dell’incapacità di amare un figlio e ora AMO mio figlio gratuitamente. Ho trascorso ,e spero sia solo l’inizio,dei momenti meravigliosi con mio figlio e il ns rapporto è cambiato grazie alla ns Madre che mi ha insegnato cos’è l’amore gratuito e penso….. che peccato che mia madre si sia persa questo Amore fantastico con la A gigante!

Per tutta la vita ho celato al mondo, e a me stessa, l’orribile ferita che da sempre porto dentro di me. Troppo terribile, troppo mostruoso e la paura, spesso la certezza, di essere la responsabile, l’artefice di quel “non amore”. Per anni ho provato a cambiarmi, cercando nelle cose che facevo/producevo un riscatto e la piccola ricompensa di briciole di amore che non sono arrivate mai. Sono cresciuta e ho trovato il coraggio della consapevolezza e della denuncia. Oggi il mio dolore ha una sua dignità e questo è il regalo delle mie compagnie di un faticoso viaggio, di “sorelle” che ho avuto la fortuna e l’onore di incontrare. Grazie a voi tutte e alla nostra meravigliosa “Grande Madre”, il nostro capitano, la nostra Monica.

Sono arrivata al laboratorio con il mio dolore incompreso, colpevole di non essere stata una brava figlia, confusa tra la rabbia di avere una madre assente e l’illusione nel credere di avere una madre da famiglia del mulino bianco. Ma soprattutto sono arrivata sola. Ho trovato accoglienza, calore, condivisione e tutto quell’amore che non sono mai riuscita ad avere. è iniziato, così, il viaggio doloroso verso la consapevolezza, ma non era più solo il “mio” viaggio solitario, ma il “nostro” viaggio, guidate dall’esperienza e dal cuore del nostro capitano. Le nostre storie si sono fuse, abbiamo aperto le nostre ferite, asciugato le nostre lacrime, rispettato i nostri silenzi, imparato a comprendere di essere figlie danneggiate e ad accettare, con immenso dolore, che una madre possa essere egoista e cattiva. Il viaggio non è finito, ma noi siamo più forti e tutto questo è stato possibile perché qualcuno ha creduto in noi, perché ci ha amate per quello che siamo, perché ci ha guidate con il suo amore verso la comprensione e l’accettazione di noi stesse. Grazie a voi sorelle e grazie a Monica.

Carissime, grazie a tutte!
In questi ultimi mesi e giorni, purtroppo o per fortuna, siete state la mia bombola di ossigeno, la mia ancora di salvezza!!!! Grazie ancora a tutte voi! Avete il dono della parola… e tanti altri….. che forse a turno emergono in ognuna di noi e forse il mio turno, però, deve ancora iniziare!!! A parte tutto, probabilmente la mia fatica di vivere dipende anche dal fatto di aver costruito intorno a me una corazza, di madre, di donna, di lavoratrice, di figlia, con uno sforzo immane per trasportarla così pesante, perché dentro c’è solo una bambina spaventata, che avrebbe bisogno che qualcuno le dicesse che la vita è bella, nonostante tutto, e che le difficoltà si superano come una sfida, da mettere in barba a tutti, perché accanto a noi c’è sempre la nostra madre interiore, rassicurante, presente, contenitiva, sempre pronta a aiutarci e sempre pronta a lasciarci andare quando ti ha insegnato ed abbiamo imparata a volare via con le nostre forze.

LASCIAMI PROVARE
LASCIAMI RISCHIARE
LASCIAMI TENTARE!

CON TE IN ME AL MIO FIANCO NON AVRò PAURA MA SE MI LEGHI STRETTA LA VITA MIA è INTERDETTA E NON AVRò PIU’ FRETTA DI CRESCERE FELICE ANCHE SE IL MIO CUORE QUESTO DICE IO SARò SEMPRE INFELICE

 

Mio padre… i miei uomini

Padri e papà. Ci sono uomini che non sono degni di essere chiamati papà, e così a fatica li chiamiamo padri e siccome questo gruppo è vario, conieremo una nuova parola padrepapà. Quei padri-papà che abusano sessualmente della proprie figlie, che le picchiano violentemente, che le abbandonano il giorno di Pasqua, che vanno a letto con le loro amiche, che le rinnegano per il dio denaro, che le fanno soffrire la povertà dopo la separazione con la moglie mentre conducono una vita agiata. Quei padri-papà che si nascondono nel silenzio, dietro un bicchiere di vino tanto da dimenticare ciò che è intorno a lui compresa la figlia. Padri-papà troppo deboli per poter rassicurare le proprie figlie, cercando un sostegno in loro. Padri-papà che sono morti ai quali non si può più dire nulla.

Padri-papà che amano troppo o che desiderano avere una figlia come un personaggio di un film, di quel film e continuano a trattarla come tale con la continua delusione giorno dopo giorno perchè sua figlia non è ciò che lui voleva. Padri-papà che scaricano la rabbia spaccando ogni cosa senza preoccuparsi della figlia che sta lì a guardare.

Questo non è il racconto di un film, ma sono le nostre storie, questi sono i nostri padri-papà, i quali hanno lasciato un segno indelebile nelle nostre vite, hanno procurato un danno. Oltre il danno, però, c’è anche la beffa! Si, perchè ci hanno tolto anche la libertà di scegliere un uomo che piaccia a noi e rispecchi le nostre esigenze!

E così giù a collezionare fallimenti relazionali o patologici se preferite! Per fortuna stiamo un bel pezzo avanti ed ora “molleremo” tutte, i nostri compagni! Scherzo, ma guardandoci indietro possiamo leggere benissimo, nelle nostre esperienze passate, questa correlazione.

C’è forse qualcuna di noi che lo sta facendo ora con il proprio compagno o forse no. Questo è poco importante, la cosa essenziale è la consapevolezza e camminare con le proprie gambe rispettando i nostri tempi. Lo sapete qual’è la cosa che desidera di più una donna con un papà inadeguato?

UN ABBRACCIO.

Tranquillizzatevi uomini qui presenti, abbiamo capito che “quell’abbraccio” non potrà mai venire da voi, ma, sviluppando la nostra parte yang un giorno, forse, potremo darcelo da sole senza più cercarlo all’esterno.